In un'altra pelle: Alice, Pinocchio e la tavola rotonda che ha aperto la formazione
05/10/2026 · Redazione
Lunedì 5 ottobre, subito dopo la conferenza stampa di presentazione, si è aperta la prima tavola rotonda formativa de "La Zattera di Carta": "In un'altra pelle: metamorfosi, identità e narrazione tra preadolescenza e adolescenza", nella Biblioteca di Scienze della Formazione, Psicologia, Comunicazione dell'Università degli Studi di Bari (Via Crisanzio 42). Oltre 70 tra insegnanti, educatori, bibliotecari, librai e genitori hanno seguito l'incontro, il primo di un percorso che prevede 50 ore di formazione per adulti e 80 ore di laboratori con ragazze e ragazzi.
Ad aprire i lavori, in veste di moderatrice, la vicepresidente di Armonie d'Itria Anna Grazia Leserri: "È un onore per me fare gli onori di casa e dare il via a questa tavola rotonda, un appuntamento cruciale che inaugura la formazione base del nostro progetto. Abbiamo costruito una rete solida tra istituzioni, biblioteche, università, librerie e cinque istituti scolastici."
Falcicchio: l'adolescenza non è un dato fisso, ma una domanda storica
Ha aperto gli interventi la professoressa Gabriella Falcicchio, docente di Pedagogia dell'infanzia all'Università di Bari, partendo da una premessa: non esiste un'adolescenza "prototipica", ma tante adolescenze diverse, storicamente determinate. "I ragazzi e le ragazze che oggi abitano le scuole sono completamente diversi da quelli di anche solo una generazione fa" ha spiegato, invitando a diffidare di una visione essenzialistica e a guardare invece al contesto.
Il cuore del suo intervento è stato un invito a ripensare la scuola come luogo di democrazia reale, non solo di "palestra di democrazia": "Praticare la democrazia significa anche saper stare nel conflitto. Nessuno di noi ha esperienza di una decisione collettiva senza conflitto. È una dinamica umana, non una patologia." Da qui la proposta di un'educazione fondata sull'autenticità della relazione, anche quando non si hanno risposte pronte: "A volte la risposta è 'non lo so, ma sto qui insieme a te dentro questa tempesta'. Forse è l'atto educativo più complicato e più necessario."
Bosna: Alice e la domanda "chi sono io?"
La professoressa Vittoria Bosna, storica della pedagogia e della letteratura per l'infanzia, ha proposto una rilettura di Alice nel Paese delle Meraviglie come metafora della preadolescenza: la noia iniziale, la caduta vertiginosa nella tana del Bianconiglio, i cambiamenti di statura che sfuggono al controllo. "Un giorno ti senti un gigante pronto per il mondo degli adulti, il giorno dopo ti senti minuscolo e vuoi tornare nel lettone dei tuoi genitori" ha detto, richiamando la domanda che attraversa tutto il libro: "Chi sono io?".
Per Bosna, la vera lezione del romanzo di Carroll non sta nel trovare la via d'uscita, ma nell'accettare la trasformazione: "Alice non diventa una regina, diventa se stessa. Capisce che quel mondo assurdo non ha potere su di lei." Un invito, per chi lavora con i ragazzi, a mettersi "nei panni" di chi stanno accompagnando a crescere.
Pegorari: Pinocchio, una storia di normalizzazione più che di metamorfosi
Il professor Daniele Maria Pegorari, ordinario di Letteratura italiana contemporanea, ha offerto una lettura meno rassicurante di un altro classico, Pinocchio, a partire dalle riscritture critiche che il romanzo ha ricevuto dal secondo Novecento in poi (Manganelli, Calvino, Benni, fino allo spettacolo teatrale di Carmelo Bene). "Pinocchio non si chiede mai chi è, né cosa sarà: introietta un dover essere molto preciso" ha osservato. "Nel finale non troviamo un soggetto che ha maturato la propria esperienza, ma un 'ragazzino per bene' che prende le distanze dal burattino che è stato."
Richiamando l'immagine del cane da guardia incatenato — uno dei passaggi più discussi del romanzo — Pegorari ha parlato di un modello che "viene accolto dal soggetto e diventa parte della sua stessa psicologia": non la repressione esplicita, ma l'interiorizzazione della norma. Una lettura di Pinocchio come "manuale di normalizzazione", specularmente opposta alla metamorfosi aperta di Alice.
Lacalamita: educare alla lettura, non solo insegnare letteratura
A chiudere il giro di interventi, Maria Angela Lacalamita, ideatrice e coordinatrice del progetto, ha tracciato una distinzione che guiderà tutto il percorso formativo: insegnamento della letteratura ed educazione alla lettura sono "due binari paralleli, complementari ma distinti". Ha introdotto il metodo "Tell me" di Aidan Chambers — nato, ha raccontato, da un fiasco teatrale dello stesso Chambers insegnante — basato sull'ascolto diretto di cosa cercano i ragazzi in una storia: brevità, verosimiglianza, un linguaggio vicino al loro presente.
Lacalamita ha condiviso anche un proprio "errore" didattico, proponendo Il visconte dimezzato di Italo Calvino a una terza media: entusiasmo nella discussione dei contenuti, ma blocco di fronte al testo letterario vero e proprio. "Da lì la bravura di chi educa alla lettura: capire gli interessi dei ragazzi e costruire un percorso che porti verso i classici, non pretendere di arrivarci subito." Ha chiuso leggendo un passo di Bernard Friot, Un altro me, come esempio di una letteratura per ragazzi che non rinuncia alla qualità pur parlando la loro lingua.
Il confronto con il pubblico
Tra gli interventi dal pubblico, quello di Laura Mica Rotondo, docente di Storia del pensiero politico, ha allargato la prospettiva: da Alice e Pinocchio come dispositivi di critica del potere, fino al parallelo con l'attuale ritorno della meritocrazia come "dispositivo di controllo e disciplinamento sociale" nel dibattito sulla scuola di oggi — un filo che lega le riscritture del secondo Novecento alle domande di questa stessa tavola rotonda.
Il percorso di formazione prosegue nei prossimi mesi con gli interventi di Angela Nitti e Daniela Abbrescia e con il contributo dell'associazione Hamelin, in attesa dei laboratori di lettura scenica che porteranno il progetto fino all'evento conclusivo con Alessia Canducci.